Giovanni Testori

cosa ha fatto

Scritti e messe in scena

In questo sito, come nella Bibliografia di cui è nipote, non ci sono di per sé differenze di trattamento tra gli scritti: un intervento occasionale, uscito su una rivista locale, ha diritto a una voce esattamente come il più celebre dei romanzi o la più significativa delle monografie. Certo la maggior rilevanza dello scritto balzerà agli occhi grazie alla ricchezza di collegamenti che si ritroveranno: le ripubblicazioni, le raccolte in cui è contenuto, le traduzioni che ha avuto, o i dibattiti e le interviste che ha generato, ma, soprattutto, nel caso di un dramma teatrale, le sue messe in scena e la sua fortuna critica.

Per scegliere tra gli oltre 1500 scritti censiti, vien voglia di procedere per decenni e stendere, più che una mini-biografia, un elenco di parole chiave da buttare nel motore di ricerca, iniziando dal “GUF”, per trovare gli esordi di Testori come critico, scrittore e drammaturgo negli anni Quaranta e proseguendo con i “Segreti di Milano e gli interventi critici su Paragone (da Francesco Cairo a Ennio Morlotti), negli anni Cinquanta. Si procederà così con i primi drammi teatrali e le regie di Luchino Visconti (L’Arialda e la Monaca di Monza), negli anni Sessanta, e con Franco Parenti e la Trilogia degli Scarozzanti (Ambleto, Macbetto, Edipus) nel decennio che segue. Dal riavvicinamento alla fede e la Trilogia degli oratori” degli anni Ottanta (Interrogatorio a Maria, Factum Est, Post Hamlet), si passerà a Franco Branciaroli e le due Branciatrilogie (Confiteor, In Exitu, Verbò; Sfaust, sdisOrè, Tre lai), scritte e portate in scena tra gli anni Ottanta e la morte del 1993… Potrebbe funzionare anche così, a patto che questa infilata teatrale e la possibilità che abbiamo di scoprire dati, vedere immagini e leggersi i programmi di sala delle messe in scena, non ci faccia dimenticare l’esistenza di altre trilogie, come quella poetica (I Trionfi, L’amore, Per Sempre).

Non meno sorprese riservano gli scritti in periodico, anche perché la vicenda editoriale di Testori ha inizio nel gennaio 1941, a poco meno di diciott’anni, con il primo di una serie di articoli su una delle riviste più vitali e significative di quegli anni: «Via Consolare», pubblicata dal Guf di Forlì, appunto, e fucina di molti giovani intellettuali destinati a segnare la cultura italiana. In questi anni, tra il 1941 e il 1946, gran parte degli scritti, affidati alle riviste di Milano, Novara, Bologna, Forlì, Firenze, Pisa e Roma, sono dedicati all’arte contemporanea, nel cui dibattito critico il nostro autore gioca già un ruolo decisivo e riconosciuto. Ma Testori esprime da subito la versatilità che caratterizza tutta la sua produzione e, nello stesso torno di anni, s’incontrano le prime uscite di scritti teatrali, La morte e Un quadro, narrativi, Morte di Andrea, poetici, Coro della Sera e sull’arte antica: Debiti e crediti di Dosso Dossi, Le mani di Leonardo e Introduzione a Grünewald. Con la rubrica «Teatro», su «Democrazia», settimanale della DC lombarda, Testori fa un resoconto critico degli spettacoli milanesi di quegli anni, con particolare attenzione al neonato (1947) Piccolo Teatro di Milano. 

 

Sul fronte dei periodici, al termine degli anni Cinquanta, ha inizio la collaborazione con il settimanale diretto da Pietro Bianchi, «Settimo Giorno», legata a interventi di critica d’arte e seguita da altre collaborazioni con riviste di settore, come «Arte Illustrata» o «Il Dramma». Naturalmente all’attività giornalistica di quegli anni si sommava il grande impegno come critico militante e i suoi interventi si ritrovano in numerosi cataloghi di mostre, allestite dalle gallerie predilette, destinate ad avvicendarsi in una storia a “capitoli”, tutto sommato ben identificabili: cercare (nomi) per credere. 

 

Poter scorrere nel suo complesso la produzione testoriana affidata alle pagine del «Corriere della Sera», navigarne il testo, vedere il contesto della pagina in cui vennero pubblicati e leggerli integralmente, è un’esperienza entusiasmante e qui (Avvertenza) il motore di ricerca potrebbe farci perdere il controllo. Passando dalla morale all’attualità, dall’arte alla letteratura, Testori congeda più di ottocento articoli in meno di diciott’anni, dando vita a una messe di scritti che da sola basta a restituirci un Testori ancora tutto da scoprire a pieno. Un impegno di recensore a cui non rinunciò neanche durante la malattia, continuando a inviare articoli al giornale di via Solferino fino a pochi giorni prima della morte. È il 7 marzo 1993, a Lugano s’inaugura un’antologica su Francis Bacon e Testori coglie l’occasione per un ricordo dell’amato pittore irlandese. Gli assalti del destino chiudono la sua collaborazione con il «Corriere», solo nove giorni prima di quel 16 marzo 1993, in cui dovette riporre la stilografica dall’inchiostro blu.  

La quantità dei temi trattati e l’eterogenei dei campi d’interesse daranno possibilità di consultazione pressoché illimitate e le menti più allenate scoveranno certamente connessioni e coincidenze destinate ad aprire ad altre ricerche e aggiustamenti critici non unicamente legati all’opera testoriana. La carica potenziale è altissima e i cortocircuiti intellettivi, tanto inevitabili quanto fecondi, attraverseranno l’opera di Testori in tutte le direzioni cronologiche o tematiche, chiarificando moltissimi episodi chiave nella storia culturale e sociale del Novecento. 

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